AI CANDIDATI
AMMINISTRATORI
da parte del Consiglio Pastorale di
Crespi d'Adda
(...)
Linteresse suscitato dal villaggio
operaio di Crespi dAdda può
essere commisurato dal numero dei
visitatori: dalle scuole provengono
non meno di trentamila alunni ogni
anno; a primavera, specialmente di
domenica, lafflusso abituale
del pubblico indistinto è poi
talmente elevato che lamministrazione
civica ha ritenuto indispensabile
emanare il provvedimento di divieto
daccesso alle auto.
Ma che cosa vede il visitatore attento?
La realtà è sostanzialmente
antitetica: ad un progetto originale,
realizzato nel tempo con cura e profusione
di mezzi, interessante nellinsieme
e nei dettagli, con alle spalle una
storia, imprenditoriale e sociale,
certamente non comune, corrisponde
attualmente uno stato di conservazione
a dir poco precario. Per tacere, benignamente,
delle palesi negligenze. Non si tratta
comunque di un fenomeno improvviso,
scoppiato solo ora, bensì di
una tendenza che, affondando le radici
nel trascorso quarantennio, adesso
palesa anche la sua drammatica evidenza.
Quando,
nel 1930, i Crespi dovettero lasciare
limpresa e il villaggio rimettendo
ogni cosa nelle mani della creditrice
Banca Commerciale Italiana trascorsero,
dapprima, sei anni di incertezze.
Dal 1937 la STI (Stabilimenti Tessili
Italiani) di Bruno Canto sembrò
finalmente far riprendere quota al
proposito realizzativo: lo stabilimento
si avvalse della favorevole congiuntura
economica e nel villaggio si procedette
a degli ammodernamenti nelle abitazioni
e nei servizi.
Subito dopo la guerra parve che, nel
fervore della ricostruzione generale
e della ripresa economica, di slancio
si stesse per completare loriginario
e incompiuto progetto di "villaggio
ideale". Fatte però alcune
poche e piccole cose, tutto si arenò
per una serie di considerazioni, che
andavano dalla onerosità senza
un ritorno degli investimenti alle
mutate condizioni generali dellimprenditoria
e della pubblica iniziativa; e, infine,
lAmen conclusivo su Crespi dAdda
venne pronunciato con lo schianto
della sciagura stradale nella quale
perse la vita Bruno Canto (1957).
Nel
1972 la ditta, astretta fra i nodi
di una crisi non risolvibile, fu messa
in liquidazione dallassemblea
degli azionisti; ne conseguì,
nella risistemazione delle proprietà,
la netta divisione fra stabilimento
e villaggio. Loperazione avvenne,
comunque e purtroppo, tra errori,
sprovvedutezze e latitanze. E da allora...
"ognuno per sè e Dio per
tutti".
Dopo
quel taglio del cordone ombelicale
che legava il villaggio allo stabilimento
e le vere e proprie "castrazioni"
inflitte alla comunità dei
residenti, emerse (e andò sempre
più aggravandosi) la difficoltà
di gestire convenientemente questo
raro patrimonio di vita, ambiente,
storia, arte e cultura.
Il
visitatore vedrà, dunque, adesso
strade dissestate e rabberciate, muraglie
sconnesse e precarie (anche se qualcosa
recentemente è stato fatto
in questo senso), edifici già
pieni di vita muti e cadenti, marciapiedi
pericolosi; percepirà, se sarà
attento, la tristezza del vecchio
e il respiro ansimante dellagonia;
coglierà che la maggioranza
degli abitanti, dopo alcuni momenti
di aggregazione, si autoconfina, ormai
sfiduciata, nel proprio "particulare".
(Verrebbe quasi da chiedersi: che
cosa rimarrebbe di vivo oggi a Crespi
se non ci fosse la Parrocchia?) E
allora?
E
ben vero che Crespi dAdda è
frazione del Comune di Capriate San
Gervasio, ma è altrettanto
vero che è dichiarato "patrimonio
dellumanità". Due
facce, dunque, della medaglia. Ebbene:
in molti si interrogano se sia giusto
e persino producente che un sito riconosciuto
dallUnesco, con tutto ciò
che questo rappresenta e comporta
per tutti, venga interamente ed esclusivamente
lasciato in carico economico e culturale,
come normale frazione, a un solo comune
del forese, il quale già per
se stesso ha, come tutti i comuni,
i propri non indifferenti problemi.
Se è vero, comè
vero, che le cose stanno così,
sarebbe auspicabile che i responsabili
del comune interessato addivenissero,
per primi, a un coraggioso atto di
sincera modestia e di sano realismo,
ammettendo che Capriate San Gervasio
da solo non ce la può fare.
Bisogna aprire il cerchio e allargare
le pur apprezzabili prospettive; inoltre
andrebbe finalmente riconosciuto che
non è producente procedere
nellottica di punti di vista
settoriali ma che sembrano divenuti,
di volta in volta, esclusivi ed escludenti,
come lambientalismo, larcheologia
industriale, il sociologismo
mentre si tenderebbe a ignorare
e contro questo si va ora verso un
consentimento generale la complessità
del presente e la presa datto
della presenza tuttora
dei presenti.
Ambiti del confronto
1 Va
ristudiato seriamente il "problema
Crespi"
Il primo passo, che il CPP suggerisce
e auspica, sia quello di organizzare
un "seminario di studio"
serio circa le modalità reali
di tutela e salvaguardia. Per serietà
si vuol intendere, innanzitutto,
che esso sia non predeterminato
a opinabili conclusioni; non orientato
ideologicamente; non tatticamente
pilotato per la scelta o lesclusione
di persone o enti e che queste invece
debbano essere fatte per ragioni
di merito, capacità e pertinenza:
lobiettivo sia quello di fermare
il degrado, conservare il patrimonio
urbanistico, ambientale e storico,
e di non inibire la vitalità
del villaggio; per ottenere ciò
ci sembra che oggi serva a tutti
una schiarita di idee e lassunzione
di responsabilità.
2 Labitante
è elemento importante di
salvaguardia
Il CPP non può che pienamente
condividere quello che è
un dato ormai generalmente acquisito,
ossia che la possibilità
di permanenza degli abitanti in
situ è la forma più
sicura e producente per la salvaguardia
di caratteristiche ambientali e
storiche: la montagna spopolata,
la campagna abbandonata, la collina
derelitta
non saranno mai
preservate davvero dal progressivo
degrado, nonostante i migliori propositi
e largo dispendio di mezzi. Ebbene,
a Crespi, è sotto gli occhi
di tutti labbandono coatto
(da 1100 a 400 abitanti) che va
riducendo il villaggio ad un patetico
dormitorio.
3 La
qualità della vita cola a
picco
Conseguenza della negativ tendenza
abitativaè stato lo sprofondamento
delle qualità della vita:
al supposto bene della tranquillità
fa da riscontro la pressoché
totale scomparsa dei servizi, già
orgoglio e blasone del "villaggio
ideale": oggi, per acquistare
il semplice giornale si percorrono
oltre 2 km e per trovare un tabaccaio
3 km, per non dire daltro.
Finisce perciò con lapparire
stridente, a questa stregua, lattenzione
"culturale" non gratuita
allarcheologia industriale
coniugata con il disinteresse per
il vero Villaggio nel suo insieme:
lUnesco qui ha fissato la
sua attenzione non su una nuova
e talvolta astratta disciplina culturale
bensì sul villaggio operaio,
le sue caratteristiche peculiari
e il suo vissuto. Il buonsenso direbbe
di "salvare capra e cavoli":
pertanto, se "lintellettuale"
mira
i cavoli, lente
pubblico avrebbe il dovere di salvare
anche
la capra.
4 Uno
spazio vitale anche per la Comunità
parrocchiale
La Parrocchia di Crespi è
stata costituita autonomamente solamente
nel 1983: deriva, in parte, da quel
"Vicariato parrocchiale"
che venne istituito nel 1926, escorporando
il Villaggio dalla parrocchia di
Capriate alla quale appartenne sin
dalla fondazione. Essa acquisì
alcune proprietà immobiliari,
compresa la chiesa, in vista della
istituzione appunto della parrocchia,
quando la Ditta andò in liquidazione
(1975). Tutti sanno del trambusto
di allora e delle difficoltà;
al presente si tratta di rimediare,
fin dove può essere possibile,
alle imprevidenze di allora e soprattutto
dare risposta alle attuali esigenze
che sono diverse da quando tutto
nel Villaggio interagiva con la
Ditta. Dal canto suo, con propria
"osservazione" al piano
particolareggiato (PP) di Crespi,
la Parrocchia ha fatto presente
alla civica Amministrazione la necessità
di designare unarea congrua
da destinare a finalità religiose,
come previsto dalle leggi vigenti.
Costituita la parrocchia, mancano,
ove si eccettui la chiesa, le altre
strutture pastorali per la comunità.
Apparirebbe contrario alle normative
vigenti e ad ogni logica se losservazione,
dettata da precise e concrete esigenze,
non venisse tenuta in alcuna considerazione.
5 La
Scuola Materna
La Scuola Materna a Crespi dAdda
ha duplice valenza: innanzitutto
appartiene alla storia e alla caratteristica
sociale del Villaggio; inoltre è
tuttora istituzione importante di
riferimento per laggregazione
e la vitalità nella frazione.
Dire come qualcuno vorrebbe
che nellambito comunale
di Capriate San Gervasio esistono
altre due scuole materne e che perciò
questa di Crespi è superflua
e inutilmente dispendiosa significa
non aver capito nulla, mentire (al
Comune essa non costa praticamente
nulla) e insultare la generosa dedizione
di molte persone. Ne consegue che
gli abitanti di Crespi con piacere
hanno preso atto che lAmministrazione,
a un certo punto, abbia recepito
lopportunità di non
strozzarla bensì di lasciarla
in vita (la Ditta aveva assegnato
ledificio al Comune esattamente
a questo scopo) ma, naturalmente,
si aspettano di conseguenza che
il contributo per il diritto allo
studio venga mantenuto su livelli
accettabili (in caso diverso si
correrebbe il rischio di insinuare
dubbi sulla sincerità d
intenti).
6 Livello
decoroso delle aree pubbliche o
di utilità pubblica
Non si può non far osservare
come la maggior parte delle strade
e dei marciapiedi, a Crespi, siano
in cattive condizioni (con lunica
eccezione del tratto in cui venne
posato, due anni fa, il collettore
del depuratore, dove la ditta appaltatrice
simpegnò a "ripristinare"
lassetto). Anche il "verde"
boschivo è in stato di abbandono
e di impressionante degrado: si
veda tutta larea posta attorno
al villaggio e particolarmente quella
posta a sud ( larea circostante
al Cimitero
con i cipressi
in assoluto abbandono e sofferenza),
la via Privata Crespi fino a Capriate,
la Costa fino alle Cave Doneda,
il "Fosso Bergamasco"
cancellato dai rovi e reso intransitabile
(là dove fino a non molto
tempo fa era una bella passeggiata
nel bosco)
Se è vero
che ci troviamo nel Parco Adda e
che Crespi sarebbe la tanto decantata
"perla" ivi incastonata,
il contrasto tra le enunciazioni
e la realtà è quanto
mai stridente. E vero
e ne siamo ben consci che
adeguati interventi per la nostra
civica Amministrazione costituiscono
un onere non sostenibile; occorre
però anche dire che non si
può proseguire con landamento
attuale di incomprensibile trascuratezza:
si ribadisce che è necessario
chiamare in causa anche altri enti
pubblici, ma non al fine di produrre
altre carte o proclami bensì
per richiamare le corresponsabilità
e far accettare coinvolgimenti economici
diretti. Linput, evidentemente,
non può che partire da qui
7 Pacta
sunt servanda
Pare opportuno rammentare che tra
il Comune e la Parrocchia vè
in essere una convenzione per la
quale la Parrocchia ha concesso
al Comune la piazza della chiesa
ad uso parcheggio e il Comune, come
contropartita, si è assunto
lonere di manutenzione ordinaria
e straordinaria della piazza, del
sagrato e delle zone adiacenti adibite
ad uso pubblico. Si chiede una verifica
del grado di ottemperanza allimpegno
assunto, considerando che la Piazza
è divenuta uno dei luoghi
più fatiscenti e inespressivi
di tutto il Villaggio.
8 La
situazione dei "Palazzotti"
Operai e pensionati che a suo tempo
hanno acquistato lappartamento
e tuttora vivono nei "Palazzotti"
hanno espresso a più riprese,
insistentemente, linsostenibilità
di certe situazioni di estremo disagio
e dinsicurezza. Essi da sempre
hanno manifestato disponibilità
allaccoglienza degli "inviati";
ma desidererebbero vedere altrettanto
rispettati almeno i più elementari
principi della convivenza civile.
Il Comune, proprietario di alcuni
appartamenti e responsabile dei
suoi assegnatari, se ne faccia carico.
9 Il
Bersò: manutenzione ordinaria
e straordinaria
Il cosiddetto "Bersò"
è punto obbligato di transito
fra la parte alta del villaggio
e il centro. E anche elemento
urbano caratteristico. Da poco tempo,
con finanziamento regionale, è
stata finalmente rifatta (e anche
non male) una porzione, danneggiata
dallalluvione di quattro anni
fa. È necessario completare
lintervento sul settore da
e per Via Stadium, sia verso la
"Cascina" sia verso la
Pista, trattandosi di passaggio
obbligato per gli abitanti di quelle
zone ed essendo altresì abitualmente
utilizzato dalle scolaresche in
visita di studio a Crespi dAdda.
10
Il lavatoio e altre proprietà
private, in stato di abbandono
Sono troppi gli edifici, i luoghi
e i punti che offrono pessima immagine
di sé e del Villaggio: basti
vedere, uno per tutti, il lavatoio
della Piazza, sintomatico emblema
di uno stato e di una tendenza in
atto. Qualche pubblico amministratore
per il passato ha fatto spallucce,
dicendo, a giustificazione, trattarsi
di proprietà private. Saranno
anche private, ma né lUnesco
ha fatto mai né fa simile
distinzione fra pubblico e privato,
né inferiore si può
dire il valore storico e culturale,
a Crespi, di ciò che è
proprietà del privato rispetto
a ciò che è di pubblica
proprietà (ossia quasi niente).
Tutto ora, a Crespi, è dichiarato
"pubblico patrimonio".
La riscontrata situazione sconfortante
dovrebbe insinuare almeno dei dubbi,
sia sulla validità dei criteri
orientativi della politica di tutela
fin qui seguiti, sia sul disgusto
dei possessori.
11
La praticabilità delle strade
Fra le cose da riconsiderare, gli
abitanti di Crespi hanno ritenuto
di segnalare la difficoltà
di accesso al Comune, allASL
e, più generalmente, al centro
di Capriate nellorario di
punta del mattino, quando la strade
verso il ponte sono intasate e la
circolazione semiparalizzata. Non
potrebbe essere il caso di aprire,
magari a senso unico ascendente,
la Via Privata Crespi almeno in
tali orari?
Capriate San
Gervasio, 22.04.2002
IL CONSIGLIO PASTORALE
DI CRESPI DADDA
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